
Pagine in costruzione: l'elaborazione dell'esperienza
...Judit si alza lentamente e guarda dalla finestra. I cipressi
si slanciano verso il cielo muovendosi impercettibilmente e di certo le cinciallegre
e i pettirossi respirano dentro i rami l'odore intenso degli aghi. Judit si
domanda come potrebbe essere il mondo visto dagli occhi di un piccolo uccello
e si rende conto che per troppo tempo lo ha guardato come tutti, con i suoi
occhi umani e miopi.
Intorno le colline sembrano essersi posate per prendere fiato e scrutare i segreti
delle piccole onde che si increspano. E' una tavolozza di colori quella che
le si para davanti: screziature di marrone, di oro e giallo, di porpora e verde
salvia, di verde chiaro; un intreccio di corpi, alberi, cespugli, siepi, prati
che si stringono in un abbraccio affettuoso.
E c'è la scala che scende al prendisole, la piccola scala sotto il sole e il
gioco delle altre, su e giù fino al terreno aspro dove gli aranci si ornano
di frutti in un'esplosione di colore.
Le querce hanno perso le foglie, le mimose si vestono con delicata fragranza,
i gerani lasciano cadere le loro foglie lungo i muretti in un carosello di stagioni.
Anche le dracene hanno svelato il loro segreto una mattina calda, mentre l'occhio
all'improvviso coglieva i loro fiori, bianchi e regali.
E il mare, il mare immerso nella luce si abbandona alla curva che scende giù
giù fino a toccarlo: anche quando è cupo si staglia all'orizzonte ed è sempre
lì quando si vuole esprimere la propria nullità. Judit vuole ricordare la dominanza
di quel colore in quella data stagione e la punta di quel cipresso, capricciosa,
che si piega e l'ala della tortora, l'immobilità del geko, l'acrobatismo degli
scoiattoli, e le cicale, le cicale che danno alle sere d'estate un tocco di
magia.
Judit si siede, riprende fra le mani il libro e ne legge le poesie. C'è sempre
in quei versi un sottile struggimento, il desiderio di un altrove che lei forse
ha imparato a conoscere e che vorrebbe poter comunicare agli altri perchè sa
che può salvare.
Già la nostalgia le disegna piccole rughe sul viso e le lascia una smorfia di
dolore. Judit sa che presto non rivedrà più quella particolare luce dell'alba
e non s'interrogherà più sotto un cielo così fitto di stelle da scoppiare; Judit
chiude la porta e dà un ultimo sguardo alla casa con la torretta avvinghiata
alla bouganville mentre l'oleandro si accende di rosa intenso fino a stemperare
nel tessuto azzurro del cielo. E quando anche il cancello è chiuso, guardando
per l'ultima volta le sue punte a freccia, Judit si lascia alle spalle quasi
una vita intera.
Respirando profondamente s'incammina cauta verso una nuova dimensione: si domanda
se saprà forgiare nuovi strumenti, se le sue antenne riusciranno a captare la
vibrazione del cuore.
Ma ormai le porte sono chiuse e non si può tornare indietro altrimenti ci si
pietrifica, proprio come si racconta nelle leggende. Si alza il vento, è leggero,
come piace a lei, il suo passo si fa più sicuro, lo sguardo è già lontano...