L'ESILIO


UNA POESIA SENZA LENOCINI,
TESA ALLA VERITA’ SPIRITUALE

Quando Laura Scottini mi ha parlato dell’intenzione di pubblicare anche in digitale la sua ultima raccolta di poesie composte negli ultimi tre anni, ho incoraggiato immediatamente il suo progetto in quanto, avendo prefate le sue ultime sei sillogi, conoscevo la limpidezza e il valore dei suoi componimenti poetici. La presente raccolta vuole fare conoscere ad un pubblico più ampio e composito rispetto a quello consueto una voce interessante e feconda del panorama della recente poesia italiana del Novecento. Le nuove difficoltà e la sofferenza incontrate negli ultimi anni dall’autrice sono alle origini di una sosta per la necessità di un lungo periodo di rinnovato lavoro su se stessa. A quanto la stessa Laura Scottini mi ha confidato di recente:

“Da sempre, quando sono nell’oscurità cerco il filo d’oro smarrito: mi alleno ad una visione più corretta della realtà, leggo, studio, sperimento. Così è stato in questi anni. Ho lasciato cadere orpelli inutili e mi sono affidata a ciò che è in me e mi sovrasta. L’ego con tutti i conflitti che genera non va annientato ma utilizzato operando un capovolgimento. Questo mondo è illusorio solo se privo di senso. La realtà ondulatoria e quella corpuscolare si compenetrano in equilibrio perfetto: allenarsi a vedere l’invisibile è compito arduo ma straordinario”.

Il titolo della silloge, L’esilio, fa riferimento ad un testo nel quale, per sua esplicita ammissione, ha riconosciuto la visione che la accompagna da sempre. Si tratta di un testo di Annick De Souzenelle, Camminare con l’angelo, uscito a Milano per i tipi di Servitium nel 2013, che non ha niente a che vedere con le numerose pubblicazioni new age, in quanto è un testo basato su studi biblici, mistici e storici approfonditi. Il volume della poetessa milanese, da anni residente a Diano Marina, è costituito da ottantasette poesie senza titolo i cui versi liberi sono brevi: si va da un minimo di quattro a un massimo di diciassette. Tutte le sue poesie rispondono all’esigenza di trasformare la sofferenza in conoscenza. Tutte poi confermano la sua ricerca di senso su un piano più complesso (e oggi ancora poco esplorato) di convergenza tra le filosofie occidentali e orientali e la fisica quantistica.
La poesia è per la Scottini un modo personale di vivere la dimensione religiosa, che in lei tende verso la comunione con l’Infinito (religione nel suo significato etimologico di religere, unificare). In tale prospettiva si può dire che la sua religione non si pone mai come rito, ma solo e semplicemente come modo di essere, in quanto cerca la stessa identificazione di Logos e di essere, che troviamo espressa nel prologo del Vangelo di San Giovanni. La Scottini da sempre indaga su se stessa trasmettendo al lettore fecondi suggerimenti per aiutarlo a crescere e maturare in maniera equilibrata, opponendosi ad ogni forma di nichilismo.
Condivido la valutazione di un critico attento come Luigi De Rosa secondo il quale il linguaggio della Scottini è “alieno da certa retorica pretenziosa o sentimen-talistica propria di molte donne (e uomini) che scrivono. Nella sua preziosità ed essenzialità, sospeso tra un ermetismo aggiornato e un realismo di ogni tempo, è comunque soggetto a una ricerca incessante”. Subito dopo aggiunge: che le sue liriche

“sono una miniera di immagini, molte delle quali suggestive e originali, sempre aderenti ai concetti, alle sensazioni e ai sentimenti che esprimono, lontane da un immaginismo estetizzante fine a se stesso”.

La conclusione del critico è: “Come in ogni poeta autentico che si rispetti l’alternanza fra i dubbi e le certezze è interminabile, per cui non ne risulta una poesia della certezza (peraltro impossibile) ma sicuramente ne scaturisce una certezza di poesia”.

A mio parere, i testi della Scottini hanno quale comune denominatore la ricerca appassionata della verità e il ritmo ottenuto con una fine tessitura del verso. In effetti, come ha rilevato una critica, “la ricerca di questa autrice appartata è centrata filosoficamente ed esistenzialmente verso le analogie e gli influssi stessi esistenti tra microcosmo e macrocosmo; orientata a combattere materialismo e relativismo.
E’ poesia ricca di profondità ed intensità per quel continuo ed insistente penetrare nelle cose, nella natura, che invia il particolare all’universale, l’esteriore all’interno e per quel suo continuo interrogarsi, implicito in ogni verso, che sviluppa un discorso affascinante per capacità immaginativa, proveniente da una forte ispirazione che metaforizza ogni cosa, trasfigurando la realtà in forme tese ad afferrare l’ignoto”.

I poeti a cui si riferisce la sua produzione poetica e che ricorda con affetto in una asciutta lirica, la sessantasettesima della silloge, che inizia con
“Emily prepara il maiale, tu la vedi?
Con Olav e Antonia” sono nell’ordine la statunitense Emily Dickinson (1830-1886), il norvegese Olav Hauge (1908-94) e l’italiana Antonia Pozzi (1912-38), tre voci appartate che la Scottini sente molto affini.
La Scottini donna dalle vaste letture è una donna colta come comprovano tra l’altro la prima laurea in Lingue e letterature straniere allo Iulm di Milano sulla poesia della Dickinson e la seconda in Disciplina delle Arti, della Musica e dello Spettacolo a Imperia, sede distaccata della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova, su Andrej Tarkovskij e Andrej Roublev con i colleghi Marco Salotti e Saverio Zumbo.
Nei suoi versi scritti in forma netta e priva di fronzoli, caratterizzati dalla nudità e sobrietà del dettato rinunciando agli svolazzi espressivi si apprezza l’euritmia compositiva e la nettezza del tocco capace di far rivivere con efficacia in molti punti memorie scopertamente private, anche dolorose come la morte del padre e della madre. A quanto rilevato poco più di un anno fa nella presentazione di un recital delle sue poesie offerto dalla poetessa

“nella Scottini è assente qualsiasi formula o atteggiamento retorico. La scrittrice non si concede mai al gratuito sentimentalismo. Sa passare dal piano descrittivo a quello delle intime introspezioni, mantenendosi sempre ad un livello di controllata e asciutta sobrietà, senza perdersi mai in inutili divagazioni. La nostra scrittrice ha qualcosa da dire. Non vi è nessuna disarmonia nel gioco delle sue immagini, nel flusso delle sue evocazioni, nei toni e nelle atmosfere di fondo dei suoi versi. Il suo è un itinerario coerente caratterizzato dall’approfondita analisi dei sentimenti, espressi in un linguaggio terso e pacato, chiaro nel dettato, armonicamente musicale e equilibrato nella struttura delle sue liriche. Caratterizzata da un ordito simbolico e metafisico, da una spontaneità nativa e fresca, la sua poesia coniuga sentimento e fantasia, creando un dialogo con il lettore condotto sul filo della memoria e con un tono cordiale ed affettuoso”.

Quella della nostra poetessa è pertanto una lirica sostanziata di quotidianità e di genuine sensazioni ma capace di affrontare i grandi misteri dell’uomo: la vita e la morte. Ne esce una riflessione rigorosa sull’uomo e i suoi limiti, ma anche sui suoi ideali in versi caratterizzati da immediatezza espressiva e da una encomiabile misura stilistica.

(Prof. Roberto Trovato)


Raccolta di poesie edita da Youcanprint
prefazione di Roberto Trovato

 

Home